Cimabue

Nascita: 1240  - Morte: 1302    Collocazione: Sala del Duecento e di Giotto

Ricordato come l'ultimo pittore italiano di stile bizantino, Cenni di Pepo, detto Cimabue è considerato l'artista che ha aperto le porte al naturalismo nella pittura del primo Rinascimento. Il grande biografo degli artisti, Giorgio Vasari (1511-1574) lo considera il fondatore della pittura italiana, e apre la propria opera Le vite (1550), con un capitolo dedicato proprio a Cimabue. 

La propensione verso il naturalismo di Cimabue iniziò presto. Scrive Vasari che nella sua gioventù invece di dedicarsi agli studi letterari, Cimabue, come ispirato dalla propria natura, passava giornate intere a disegnare uomini, case e altri elementi di fantasia, in fogli e quaderni. Nella sua biografia, Vasari inserisce dettagli di fantasia, e molti elementi sono stati smentiti dai critici moderni, ma rimane il fatto che l'artista rese più umano lo stile bizantino nella sua fase finale.

Cimabue è presente nella Divina Commedia dantesca, nel Purgatorio, dove leggiamo che egli si considerava un maestro tra i pittori, e che Giotto gli rubò la gloria e lo condannò all'oblio. Il poeta si riferisce alla leggenda che vuole Cimabue perse il proprio primato tra i pittori italiani, adombrato dal prodigioso Giotto di Bondone (1267-1337). Vasari racconta che Cimabue scoprì il giovane Giotto che dipingeva una pecora del suo gregge utilizzando una scheggia di roccia su una pietra liscia. Cimabue fu talmente colpito dall'innato talento di Giotto che convinse il padre del ragazzo a fargli compiere un apprendistato a Firenze. Ancora una volta, la fantasia di Vasari potrebbe aver raccontato più della realtà.

In ogni caso, Cimabue fu un artista importante, a Firenze e Roma, e i suoi famosi affreschi, anche se hanno subito gravi danni nel corso del tempo, sono sempre stati molto apprezzati. Tra questi, la Crocifissione e la Deposizione per la basilica di san Francesco ad Assisi, la chiesa francescana più importante di Assisi. Successivamente eseguì un altro affresco, la Vergine con san Francesco, per la basilica inferiore. Una delle sue opere più preziose è la Madonna di Santa Trinita, originariamente nella chiesa di Santa Trinita a Firenze e ora alla Galleria degli Uffizi. Nel corso della storia, e in parte tuttora, molti lavori di Cimabue sono stati confusi con quelli dell'artista senese Duccio (1255-1319) e a lui attribuiti.

Nel 2000, alcuni curatori di Londra e New York hanno provato che due opere simili, la Flagellazione e la Vergine col Bambino, sono Cimabue originali, probabilmente del 1280. Questi ritrovamenti aiutano a distinguere l'opera di Cimabue da quella di Duccio, che al tempo era stato probabilmente un suo rivale.

Per un certo periodo il suo mosaico, San Giovanni Battista, era considerato l'unico Cimabue originale e sopravvissuto. Risulta l'unico suo mosaico documentato, realizzato nel 1301 per l'Opera del duomo di Pisa. Venne attribuito a Cenni di Pepo, artista noto anche come Bencivieni di Pepo o Benvenuto di Giuseppe.

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