Jacopo da Ponte

Soprannominato: Jacopo Bassano    Nascita: 1515  - Morte: 1592    Collocazione: Sala del Barocci e della Controriforma toscana

Nato a Bassano del Grappa, vicino Venezia, Giacomo da Ponte, noto anche come Jacopo da Bassano, dal nome della sua città, nacque in una famiglia di pittori. Suo padre Francesco Bassano (1475-1539) era un artista, come i figli Gerolamo (1566-1621), Giovanni Battista (1553-1613), Leandro (1557-1622) e Francesco il Giovane (1559-1592). Jacopo studiò anche con l'artista veneziano Bonifacio Veronese (1487-1557), che gli fece conoscere lo stile veneziano di maestri come Giorgione (1477-1510) e Tiziano (1485-1576).

Bassano rese onore a Tiziano dipingendone il ritratto, in veste di cambiavalute, nella Purificazione del Tempio. Aprì uno studio a Bassano con i figli, realizzando numerose opere al tempo molto elogiate. Alcuni lavoro sono difficili da attribuire a un solo pittore, tuttavia presentano uno stile unico, che mescola la scuola veneziana e il Manierismo. Le forme innaturali di Bassano riflettevano quelle manieriste, anche se egli seguiva vie più sperimentali. La sua rappresentazione di paesaggi e animali erano rafforzate dal dettagliato uso della luce. Anche nei soggetti religiosi, l'artista dedicava molta attenzione all'ambiente naturale e alle presenze non umane. Lo possiamo osservare nella raffigurazione dell'Eden, nel suo Adamo ed Eva nel paradiso dell'Eden, dove Adamo, Eva e gli animali sono ritratti in primo piano, in basso, contro un paesaggio montagnoso lussureggiante. 

Egli si allontanò dall'uso tradizionale al tempo di concentrarsi su soggetti strettamente religiosi o mitologici, anticipando i pittori di genere del XVII secolo; ne è esempio il suo Pecora e agnello. Molte sue opere si trovano presso il Museo Civico di Bassano del Grappa, come agli Uffizi. Qui sono esposti i suoi Mosè e il roveto ardente, Annuncio ai pastori, Giuda e Tamar e Ritratto di un artista.

Tra le altre opere ricordiamo, Ritorno di Giacobbe con la sua famigliaAtteone e le ninfe e l'Ultima cena. Quest'ultima, considerata uno dei capolavori italiani del XVI secolo, cattura brillantemente il ricco colore veneziano, emulando il suo contemporaneo Tintoretto (1518-1594).

 

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